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Archive for novembre 2012

Settimana strana.
Dopo un’ottima domenica, e un martedi di allenamenti passato tranquillamente, cominciano i pensieri per l’anticipo. L’ambiente è carico, ma il giudice sportivo ha decimato la squadra e la rilassatezza con la quale si rischia di affrontare quest’impegno, potrebbe fare il resto.

C’è da allenarsi bene, da prepararsi alla partita con la massima concentrazione.
Tutti la reputano facile, tu invece hai il compito di non prepararla come se lo fosse davvero … e in più, il tuo compito è che tutti, a fine partita, pensino ancora che sia stata una partita facile. Ma sai, tu sai, che le “partite facili” non esistono, MAI.
E allora, sotto con il lavoro. Scansa quella che gli altri chiamano sfortuna, il giudice sportivo, gli iper-ottomisti e i “faciloni”.
Ne parliamo alla fine, al triplice fischio. Sperando di poterlo fare col sorriso.

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Ma scendere in campo “solo” per giocare a pallone, è chiedere troppo ?!
Possibile che si debba ancora andare in giro, nel 2012 a minacciare l’avversario con frasi medievali del tipo “al ritorno non ci venite” … “ora che tornate a _______ vi uccidiamo” … possibile che la civiltà sia sempre di stanza troppo lontano da alcuni campi di calcio e da alcune società/squadre ?!

Rimane il risultato.
La grande prestazione.
La soddisfazione per la nostra crescita.
Ci siamo, e questo, per un allenatore è fondamentale.

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La domenica calcistica è stata positiva. Sicuramente.
Ottima vittoria, gran partita giocata.

Ma la felicità si ferma lì.
In campo vedi l’infortunio di un tuo giocatore e pensi che il destino può essere davvero crudele. Un brutto infortunio, uno di quelli che non vorresti mai vedere, perché vedi un “tuo ragazzo” che piange, a terra, nel fango … il dolore è di certo grande.

La partita passa in secondo piano, tutto d’un tratto. Da avvenimento del giorno, a secondo, terzo, quarto piano. Non ti importa più, perché ci sono cose peggiori che perdere una partita. E farsi male cercando di divertirsi e di dare il meglio di te … è una di queste.
La partita scorre intanto, continua … si susseguono le emozioni, che però per te, diventano ovattate, compresse in un pensiero, un altro pensiero … il ragazzo che si contorce ancora, accanto a te, in attesa di “soccorsi migliori”.
Vinci, alla fine … la squadra reagisce bene. Va di nuovo in vantaggio, asfalta l’avversario nell’ultima parte della partita, ma non riesci a gioire appieno . Attendi una telefonata, quella che, in fin dei conti ti tranquillizzerà.
Solo allora, gioisci davvero. Hai vinto la partita certo, ma la voce più tranquilla e rassicurante del ragazzo che era a terra, è una vittoria più grande. Un sollievo che ti riempie la serata, che dà più senso al risultato del pomeriggio.
Torna presto. Vinci con noi, ancora.

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Le sensazioni erano buone. 
Per fortuna sono state confermate dai fatti. 
Una buona partita della squadra, un ottimo approccio. Un arbitro che definire scadente è un complimento.
Ottima vittoria, continuare così.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: le “incazzature” con la dirigenza, il pressappochismo di chi spesso ti circonda. Al centro c’è il tuo lavoro, i tuoi ragazzi, la passione, i sacrifici, la voglia. Tutto intorno ci son solo pretese, giudizi e battute fuori luogo; nessun dovere (che se ce n’è qualcuno, si dimentica facilmente).
Ma devi lavorare,devi proseguire … 

Ricordi?! L’hai promesso a lui, l’hai promesso a te stesso. 
Impegno massimo, nessuna concessione al resto. Dritto al punto, all’obbiettivo.
Avanti così.

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Pre

Giornata di vigilia.
Sensazioni positive.
La cena ha chiuso degnamente un’ottima settimana di allenamenti. I ragazzi sono con te, lo dimostreranno domani?!

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Paesino di poche anime, vivo d’estate, molto meno d’inverno. Una volta la domenica pomeriggio era dedicata al calcio “nostrano”. Adesso ci sono le partite in televisione, tutti i secondi, ogni attimo. La pay per view ha rovinato il calcio dilettantistico, almeno il suo pubblico. Ma è il “progresso” baby, e non si può fermare.

Il pubblico non è più quello che incitava la tua squadra, quando ti mettevi ancora la maglia numero 9, e provavi a gonfiare la rete ad ogni minima occasione. Adesso sei seduto su quella panchina, che tanto hai sognato da più piccolo; sei alla guida della squadra del tuo paese, vorresti tanto che quegli spalti si riempissero come allora. Sarà difficile, forse impossibile.

Ma lo ammetti a te stesso, oggi. E’ parte della tua missione. Questo paese merita una squadra che lo faccia divertire, che sollevi quei sederi dai divani e li porti sugli spalti, ad incitare i propri ragazzi.

Riuscirci forse è utopia, ma provarci è un dovere che senti di dover fare tuo …

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Inizia ufficialmente la nuova vita di questo blog. Ed in un certo senso, anche del suo autore.

Versoemmei rimane, forse l’aspirazione è diversa … ma la motivazione è altrettanto forte. Forse di piu.

 

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